A tutti coloro che mi odiano.
Prefazione
Mi son vestito del mio mito.
Inebriato dalle fantasticherie della mia follia, vagavo in maniera eccentrica,
tra le macerie di una città che si definiva capitale.
Come una piccola scintilla di
fuoco appena nata, incominciai a coinvolgere tutto ciò che mi era attorno,
trasportando l’intera vita, in un tunnel di aspirazioni divine.
Facendo a gara con il mio
delirio, mi presi gioco della salute, col solo obiettivo, di distaccare ogni
senso ed innalzare la mia anima.
Mi armai contro le tradizioni
e le mediocrità locali.
A volte, venni scambiato per
un vandalo, ma gli interessi terreni non mi appartenevano più.
Solo il divino m’incuriosiva,
attirando la mia attenzione.
Luce, insensibilità, visioni,
a voi mi concedo e a voi domando la mia salvezza!
L’uomo può diventare Dio!
Coi giusti mezzi iniziai la
danza più mistica che una persona possa creare.
Oh! Corpo continua a
smaterializzarti sotto la mia insania!
Tormenti e dannazione, non
intaccate più ormai la mia energia!
Diventai un tutt’uno con la
pazzia, credo che a volte mi ci si poteva scambiare per essa.
Una tribù di “fedeli
pensanti” si creò intorno a me. Passai giornate intere ad amoreggiare e a
danzare con loro. Procreammo pura degenerazione. Alimentammo il seme.
Come un violento nubifragio,
svegliammo i morti che abitavano nella capitale.
Di notte, divenimmo i sogni
dei disperati.
Fummo incubi per i vinti.
La nostra mente si distaccò
dal corpo. Non parlavamo più la nostra madre lingua, spaventavamo le figure
indistinte ed il nostro potere si alimentava sempre più.
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