Dialogo inconsueto
Oh! Amico mio, per quanto a lungo ti cerco, in mezzo alla
marmaglia, mai riconoscerò il tuo andamento, seppure ti vuoi
far riconoscere!
Quante serate spese seduti sulla sedia della confessione,
nascondendoci in un bicchiere di amaro svago? Quante, amico
mio?
Ricordo bene i dialoghi, le movenze strane, che fungevano da
sfondo ai nostri pensieri.
Il momento in cui, pervasi d’euforia, ci evolvevamo in bestie.
Ricordi?
Non tutto ascoltavo dei tuoi racconti. Il succo, è ciò che sempre
mi ha interessato e credo, in gran parte, d’averlo compreso, ai
tempi.
Ora il momento è cambiato, e stiamo salendo pericolose scale
chiamate “responsabilità”.
Così le definiscono gli uomini, te lo giuro!
Pretendono che queste ci levino il gusto di vivere o di parlare.
Ricordi che parlavamo anche di questo? Di quanto ci appariva
ridicolo?
Ogni gradino da salire è solo una rinuncia in più.
Cosa guadagniamo in tutto ciò?
Ah! Belli i tempi quando ci era concesso peccare!
Ma parlami di te ora, mio caro amico, cosa hai concluso nella
vita?
Hai una ragazza? Oh, bene amico mio, son contento per te!
Come? Ti sei preso una nuova automobile?
Oh, bene amico mio, son contento per te!
A si? Cerchi una casa ora? Ah, non puoi? Perché? Dici che vuoi
prima farti un viaggetto con la famiglia di lei? Ah, ho capito,
non vuoi ma DEVI?
Oh, bene amico mio, son contento per te!
Io? Che ho concluso io? Sto fissando le scale e probabilmente
prenderò una casa al pianterreno.
***
“Ho orrore dei miei vestiti. Mi danno un aria goffa, l’inverso di
ciò che sono.
Armatevi di maledizioni e venitemi a trovare! Mietete i miei
pregi e rendetemi come voi, finto!”
Questa era la confessione del Padre Eterno di fronte alle sue
creature.
Il popolo, inconsapevole, realizza il suo desiderio.
Simile ad un rapporto d’amicizia, l’Eterno ed il Mortale, si
tengono per mano durante la loro ultima cena. Unica mano
visibile è quella che stringe l’altra. Entrambi ne hanno una
nascosta dietro la schiena, con le dita incrociate, mentre
attendono il cibo, sperando di non farsi beccare mentre
imbrogliano sul conto finale da pagare.
La cena è a base di pentimenti e colpe, blasfemie e
santificazioni, odio e sopportazione, ed il creatore delle pietanze
è mitemente nascosto in loro.
“Che pietanze pesanti, mio caro!”
“Di chi sarà la colpa?”
Ed in coro concludevano:
“Io sono vestito a tua immagine e somiglianza!”
***
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