lunedì 8 febbraio 2016

BESTIE PURE -isterismo-

Isterismo
Non sopporto più le interazioni sociali. Non sopporto più le
vostre domande ipocrite.
Intravedo, per la prima volta nella mia misera vita, l’unica via
che mi porterà beneficio.
Queste scritture son diventate necessarie, per la mia psiche e la
mia carne.
Rapportarmi con me stesso! Inventerò il mio dizionario e
saluterò la vostra monotonia!
Il vostro solito colore! Il grigio in cui riponevo, anche io, ogni
futuro e speranza!
Lo so che è successo, cosa è accaduto realmente ad ogni
organismo.
Studiando a distanza, forse impazzito, forse usando altre parti
cerebrali, sono arrivato al perché di questa decadenza!
Dell’assenza del nostro equilibrio, svenduto e barattato con finti
bisogni!
Universo intero, oh universo intero! Deridici o facci capire.
Signori, sappiate che ho sofferto.
Sappiate, che so di cosa parlo e conosco il perché.
Attendiate solo un altro po’ e vi concederò il beneficio della
cultura, la precisazione del dubbio!
Tempo fa, ricordo che vagavo anch’io in mezzo a voi, sperando
di esser io in torto.
“Trovati un antro scuro dove morire!” mi urlava il popolo
esterno.
“Per qual motivo mi odiate?” ingenuo domandavo.
“Sei diverso dalla nostra razza, devi esser rilegato ed
abbandonato!”
Non rispondevano esattamente così, erano privi di coraggio per
farlo, però lo facevano intendere.
Sarebbe stato interessante, se l’avessero fatto.
Mi sono estraniato da voi ed osservandovi, sono asceso in alto,
dalla quale vi narro i vostri difetti.
Assuefatto di potere inesistente, son diventato così, piano piano,
il mio Dio.
***
“Mangiai tonnellate d’ipocrisia nei miei primi anni di vita.”
Intonai per la prima volta davanti all’oceano di carne vivente.
“Rimasi affascinato dalla paura che creavate tra di voi.”
Continuai in tono puramente accusatorio.
“Difficilmente compresi il perché abbiate iniziato questo rituale
chiamato tradimento.”
La carne, attonita, rimase ad ascoltare.
Non saprei spiegarvi il vero motivo, ma appariva interessata.
Presi il comando, forse perché ero diventato Dio. Non Dio in se,
ma un Dio.
Scagliai contro loro interi sermoni di rabbia e schifo. Gli feci
sentire in colpa. Gli spingevo verso un suicidio di massa, non
perché mi divertiva, ma perché loro me l’avevano chiesto. Non
espressamente, ma con la loro storia, con la loro “evoluzione”,
con il loro meschino modo di vivere.
Ne avevano necessità. Necessità di morire, di una seconda
possibilità che, molto probabilmente, andrà sprecata.
Sbagliando non s’impara, ci si vizia.
“Ho imparato che la vita umana, terrena, non dura molto.
Settanta od ottant’anni non sono davvero così lunghi, ed
essendo organismi, siamo destinati ad una fine che nessuno si
può scegliere.
Volete distinguervi da questi nessuno?”
Sempre più coinvolta, la stupidità del popolo mi diede ragione.
“Prendete i miei doni! Vi offro tecnologia nociva! Vi offro
liquidi altamente dannosi! Vi offro soffi di fumo per i vostri
polmoni!
Vi offro cemento & automobili, un’offerta del 2 per 1!
Vi dono infinite strade rotte! Vi dono infiniti viaggi artificiali!
Siate artefici della vostra fine! E’ ciò che fa per voi, ve lo leggo
in faccia…”
Gli acquirenti si fecero sempre più numerosi.
Anzi, doveri parlare al presente.
Molti di voi mi chiedono doni durante le mie traversate.
“Ehi, amico, hai una sigaretta?”
“Certo!”
Cari miei, è tutto organizzato. Avanzate, decadendo con dignità:
sorridete.
***
Una figura misteriosa, di forma umanoide, si aggirava in città.
Pochi ricevevano la grazia della sua visione.
“Ve lo giuro!” esclamava una vecchio invalido, “Comparirà!”
In tanti ignoravano il vecchio col solito pantalone.
La gente relegò l’anziano in un appartamento abbandonato.
“Nessuno mi crede, ma io conosco la verità, e ciò mi basta!”
L’umana figura misteriosa, rilasciò un cane smembrato e legato.
“Questo è tutto opera della vostra casta!”,
urlava il vecchio dalla sua abitazione.
Passarono mesi, passarono anni.
Fu così la fine dell’ultima nazione,
della quale noi, dobbiamo pagare i danni.
***
“Sbagliando non s’impara ma ci si vizia.”

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