martedì 29 marzo 2016

3 anni senza Enzo Jannacci

Già, ormai sono passati 3 anni da quando il Maestro-Dottore-Poeta è andato via...



Questo non vuol essere un post che ripercorre tutta la sua carriera, né un post che dice quanto manca (anche perchè penso sia naturale ed ovvio).
Voglio raccontarvi la mia esperienza, voglio essere intimo nel dirvi come e quando l'ho "conosciuto".




Per chi mi conosce sa che sono un fan di Renato Pozzetto e di conseguenza del duo Cochi e Renato. Ed è proprio grazie a loro che ho conosciuto Enzo.
Quando ero più piccolo ascoltavo l'album "...Le Canzoni Intelligenti" uscito insieme al telefilm Nebbia in Valpadana. Da amante della musica ho spulciato il booklet di quell'album e vedevo che praticamente ogni canzone era scritta insieme ad Enzo Jannacci. Fui molto sorpreso ed incuriosito. Passò un po' di tempo e Cochi e Renato tornarono in tv con la trasmissione "Stiamo Lavorando per Noi" su Rai2. Qui ebbi l'occasione di vedere, sentire ed ammirare il Maestro, dato che era ospite fisso.  L'ascoltai cantare Faceva il Palo (nel video), Parlare Con i Limoni, L'uomo a Metà e molti altri classici come Ho Visto un Re o l'Armando...
Da qui in poi fui sempre più incuriosito nel scoprire/capire quell'artista così estroverso e divertente anche negli argomenti più seri. Si, perchè Enzo è capace di strapparti sempre un sorriso, anche se è un sorriso amaro.
Comprai I più Grandi Successi e da lì in poi fu amore puro. Ammirazione e stima. Iniziai a studiare i suoi testi (sottovalutati da molti), iniziai ad amare il dialetto milanese, iniziai a capire quanto fu fondamentale per la cultura italiana.
Senza di lui probabilmente molta comicità per come la conosciamo non sarebbe esistita. Molti artisti non sarebbero entrati nel cuore di molti di noi.
Lo conobbi troppo tardi, tanto che non riuscii mai a vederlo dal vivo, purtroppo...
Da allora cerco sempre di farlo conoscere a più gente possibile, anche perchè la maggior parte lo ricorda solo per Vengo Anch'io No Tu No, ed è un vero peccato.
Ho amato moltissimo l'album Come Gli Aeroplani (probabilmente il mio preferito) e consiglio sempre questo per iniziare l'ascolto di Jannacci. E, anche voi se non l'avete mai ascoltato, ve lo consiglio di cuore.
Successivamente seppi, tramite internet, che era malato.
E la mattina del 30 marzo 2013, appena mi svegliai, sentii alla tv solo il suo nome e già avevo capito che avevamo perso un pezzo importantissimo della nostra cultura. La tristezza era (ed è tutt'ora) grande, ma voglio ricordarlo sempre con un sorriso.
E lo ricordo ad ogni occasione (come serate ai karaoke come nel video qui di fianco e cose del genere...)

Voglio chiudere questo post con appunto una sua frase da El me Indiriss, giusto per farci due risate.

"Ma énn giàmò passà deu o tri minüt 
e mi, me rendi cûnt che ò rott i ball"




sabato 19 marzo 2016

BESTIE PURE -Avvolto nel mio cappotto-

Avvolto nel mio cappotto
Edouard Manet - Bevitore di assenzio

Mi incamminai giù per la strada. Era notte, verso metà
dicembre.
La temperatura era scesa sotto lo zero, ma non interessava al
mio povero corpo.
Prima di uscir di casa mi diedi una veloce occhiata allo
specchio del bagno. Simile ad un film di serie B, appariva la
mia faccia con giochi di luce squallidi, dettati dal
malfunzionamento del lampadario. Barba incolta, un tocco di
occhiaie e quell’immancabile ansia di evadere.
Ero pronto per uscire.
Di notte non s’incontrano tante persone, perlopiù con quella
temperatura. I pochi “cristiani” in cui ti puoi imbattere sono dei
poveri barboni o tossici, che chiedono elemosina per il giorno
avvenire o stanno rannicchiati nel loro freddo angolo.
Un alone di fumo volteggia intorno alla mia figura. Fumo di
sigaro.
Non ho meta, non ha un perché preciso questa mia camminata
notturna.
Mi piace semplicemente esser avvolto nel mio cappotto, con la
sciarpa di lana al vento, occhi fissi sul marciapiede e mente
vagante, sognante, quasi veggente.
Forse cerco ispirazione. Anch’io, inconsciamente, chiedo
elemosina all’atmosfera.
I passi aumentano, mi incammino verso il centro, desolato.
Bellissime strade, pensai. Son sempre stato convinto che le città
siano tutte belle, di giorno o di notte, pulite o sporche, non
importa. Solo una cosa rovina le città: le persone.
Questo l’ho constatato proprio nelle mie camminate notturne,
dove il potersi sdraiare sulle strisce pedonali diventa quasi un
orgasmo. Il proibizionismo dell’urbano!
Inizialmente la mente si affolla di pensieri quotidiani. E’ così
seccante…
Sempre le solite parole, le solite conversazioni…
La solitudine può salvare la psiche! Oh, si caro me! E tu lo sai
così bene!
Giunto in centro mi reco nei vicoli più frequentati dalla normale
gentaglia. Che bellezza!
Ciccando un po’ in giro mi ergo sovrano tra le vie. Che
soddisfazione!
La voglia di un dolce assenzio si fa strada tra le mie papille
gustative, e mi aiuterebbe a combattere anche il freddo, pensai.
Mi intrufolo in un pub.
“Assenzio, grazie!” ovviamente servito male, senza acqua
ghiacciata, né zolletta di zucchero.
Ah! Peccaminoso Ottocento, perché mi hai rubato i vizi?
Lo butto giù in un sorso, pago i dannati danari e mi riapproprio
della metropoli.
Mi sei mancata dannata strada!
Sento meno il freddo ora, ti affronterò a testa alta, temperatura
insidiosa!
Sognando compagnie di gente defunta, mi perdo in discorsi
intellettuali.
Mi siedo in una panchina congelata, tiro fuori il mio taccuino ed
annoto.
Pensieri, poesie, frasi…Tutte le parole meritano memoria.
Soprattutto le mie!
Egocentrismo accanito, quasi insopportabile, ma essenziale per
la mia personalità. Anche per questo vengo amato dalla gente.
Purtroppo…


Strade mangiate da innumerevoli malattie
La vista che ogni mattina mi appare
Desolato e triste è il ricordo del sogno
Che ancora aleggia intorno alla mia coscienza
Corre di corsa giù per la città,
abbandonandomi,
lasciandomi solo,
prende possesso di nuove bestie.
Quella volta che lo sognai
La realtà si era putrefatta
dimenticai il nome e le origini
Ruppi incontaminate valli col mio potere
Caddi nell’estasi del dittatore
Uccidendo ogni speranza a me inutile
E, lì il sogno finì, ricordandomi
La morte imminente
Non pianificabile
Assurda e triste che ci attende
L’ultimo passo per rompere la barriera
L’ultimo sforzo per il mio orizzonte.

Riporta così il mio taccuino.
***

lunedì 22 febbraio 2016

BESTIE PURE -Vomito-

Vomito
Rabbia.
Incalzante e sopprimente, rabbia.
Accesi una sigaretta e ti fissai. Immobile, scrutai la tua natura.
Mille colori oscillavano nella tua anima: rosso, giallo, porpora,
viola, marrone, verde…
Ogni tuo sintomo era eccessivo. Enfatizzato. Quasi ridicolo,
oserei dire.
Ecco che giungi a me. La vista è cambiata, la razionalità è
ormai estinta.
L’illusione di ogni errore e cattiveria mi viene a far visita. Mi
fai apparire ogni gesto comune odioso ed insopportabile. Il
respiro si fa più veloce e corto. Talmente corto da non sentirlo
più.
Non avvicinatevi a me!
Oh, umana stirpe, ti odio dal principio alla tua prossima fine!
Carni mie, flagellatevi sotto la mia ira!
Vista nera, vista nera, vista nera, non vedo più niente!
Rabbia!
Coloro di scuro ogni angolo di luce, ogni minima speranza sarà
estirpata dal mio cervello.
Tutto verrà sostituito dalla voglia di morte. Di fine. Di ucciderti.
Fragili insetti, sarete schiacciati tutti! Con te, rabbia, infrangerò
ogni legge e diritto.
Ti userò come scusante, mi è permesso tutto così.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

***
Volevamo orizzonti concreti, vivibili nella loro completezza.
L’Essere congiunto col Soggetto, tremanti d’energia.
A noi. Vite sopraffatte da orribili emozioni.
Non esiste un perché, cancellate le domande.
Riscriviamo le risposte.
Elogiate le parole sognate.
Il mio orizzonte è in alto, cambiando punto di vista,
nulla ci è impossibile perché così, non esiste definizione.
Sommate ogni vita; è riduttivo viverne una sola.
Incendiate al pensiero delle prospettive.
Tabula Rasa delle nozioni, della Ragione.
Tutto è prigione, la Pazzia è la fuga.
Uomini, ascoltate le parole dettate dalle pagine.
Uniche maestre di vita o di morte.
In fondo, penetrando nell’anima scovo il Nero.
Ogni desiderio è ormai morto. Spento e depresso.
Non c’è più scintilla di vita, teniamoci per mano nell’ultima
apnea.
Potremmo rivivere!
“L’unica maniera,”
accennò il Profeta
“è la vita della morte!”
Così fu. La risposta alla predizione è la metropoli.
Stiamo rivivendo!
A volte, cammino per le strade. Confuse figure vanno in
direzioni disperate.
Accendendomi un po’ di nocività, proseguo nella via, cercando
il nostro covo.
Pensieri ossessivi mi accompagnano nel tragitto.
Orge, sesso, omicidi, dominazione, dio…
Ti vedo! Prendiamoci dell’energia da bere! Viviamo un sonno
d’euforia!

Nel nostro sonno intravedo desideri morbosi.
Tutti sognano cose simili.
Tutti abbandonano i sogni.
Tutti abbracciano l’indomani.
Tutti si uccidono di mediocrità.
Miriamo alla finta “sopravvivenza”.
Denominiamo così l’aspirazione a vizi maggiori.
Fammi bere un po’ d’energia! Ne ho bisogno, per la mia
“sopravvivenza” mentale.
Fingendomi intellettuale, rimango seduto nel covo, lontano da
sguardi estranei.
Come un miraggio, appare un mondo utopico.
Lo vedo, lo tocco! Riesco persino a viverci dentro a volte..
Incisa su ogni nazione, c’è la Bellezza di esseri Sublimi.
Risvegliati apposta per me.
Mi son distaccato dal gruppo. Per risultare ancora una volta
diverso.
Per sentirmi simile alle mie idee.
Odo le loro voci. Le voci degli Esseri.
Non indicatemi la via! Non la voglio la vostra misericordia, né
mi pento delle mie azioni!
Siete risvegliati grazie a me, grazie alla mia fantasia esistete,
sottomettetevi a me!
Blasfemie. Pure e semplici. Essenziali.
***

lunedì 8 febbraio 2016

BESTIE PURE -isterismo-

Isterismo
Non sopporto più le interazioni sociali. Non sopporto più le
vostre domande ipocrite.
Intravedo, per la prima volta nella mia misera vita, l’unica via
che mi porterà beneficio.
Queste scritture son diventate necessarie, per la mia psiche e la
mia carne.
Rapportarmi con me stesso! Inventerò il mio dizionario e
saluterò la vostra monotonia!
Il vostro solito colore! Il grigio in cui riponevo, anche io, ogni
futuro e speranza!
Lo so che è successo, cosa è accaduto realmente ad ogni
organismo.
Studiando a distanza, forse impazzito, forse usando altre parti
cerebrali, sono arrivato al perché di questa decadenza!
Dell’assenza del nostro equilibrio, svenduto e barattato con finti
bisogni!
Universo intero, oh universo intero! Deridici o facci capire.
Signori, sappiate che ho sofferto.
Sappiate, che so di cosa parlo e conosco il perché.
Attendiate solo un altro po’ e vi concederò il beneficio della
cultura, la precisazione del dubbio!
Tempo fa, ricordo che vagavo anch’io in mezzo a voi, sperando
di esser io in torto.
“Trovati un antro scuro dove morire!” mi urlava il popolo
esterno.
“Per qual motivo mi odiate?” ingenuo domandavo.
“Sei diverso dalla nostra razza, devi esser rilegato ed
abbandonato!”
Non rispondevano esattamente così, erano privi di coraggio per
farlo, però lo facevano intendere.
Sarebbe stato interessante, se l’avessero fatto.
Mi sono estraniato da voi ed osservandovi, sono asceso in alto,
dalla quale vi narro i vostri difetti.
Assuefatto di potere inesistente, son diventato così, piano piano,
il mio Dio.
***
“Mangiai tonnellate d’ipocrisia nei miei primi anni di vita.”
Intonai per la prima volta davanti all’oceano di carne vivente.
“Rimasi affascinato dalla paura che creavate tra di voi.”
Continuai in tono puramente accusatorio.
“Difficilmente compresi il perché abbiate iniziato questo rituale
chiamato tradimento.”
La carne, attonita, rimase ad ascoltare.
Non saprei spiegarvi il vero motivo, ma appariva interessata.
Presi il comando, forse perché ero diventato Dio. Non Dio in se,
ma un Dio.
Scagliai contro loro interi sermoni di rabbia e schifo. Gli feci
sentire in colpa. Gli spingevo verso un suicidio di massa, non
perché mi divertiva, ma perché loro me l’avevano chiesto. Non
espressamente, ma con la loro storia, con la loro “evoluzione”,
con il loro meschino modo di vivere.
Ne avevano necessità. Necessità di morire, di una seconda
possibilità che, molto probabilmente, andrà sprecata.
Sbagliando non s’impara, ci si vizia.
“Ho imparato che la vita umana, terrena, non dura molto.
Settanta od ottant’anni non sono davvero così lunghi, ed
essendo organismi, siamo destinati ad una fine che nessuno si
può scegliere.
Volete distinguervi da questi nessuno?”
Sempre più coinvolta, la stupidità del popolo mi diede ragione.
“Prendete i miei doni! Vi offro tecnologia nociva! Vi offro
liquidi altamente dannosi! Vi offro soffi di fumo per i vostri
polmoni!
Vi offro cemento & automobili, un’offerta del 2 per 1!
Vi dono infinite strade rotte! Vi dono infiniti viaggi artificiali!
Siate artefici della vostra fine! E’ ciò che fa per voi, ve lo leggo
in faccia…”
Gli acquirenti si fecero sempre più numerosi.
Anzi, doveri parlare al presente.
Molti di voi mi chiedono doni durante le mie traversate.
“Ehi, amico, hai una sigaretta?”
“Certo!”
Cari miei, è tutto organizzato. Avanzate, decadendo con dignità:
sorridete.
***
Una figura misteriosa, di forma umanoide, si aggirava in città.
Pochi ricevevano la grazia della sua visione.
“Ve lo giuro!” esclamava una vecchio invalido, “Comparirà!”
In tanti ignoravano il vecchio col solito pantalone.
La gente relegò l’anziano in un appartamento abbandonato.
“Nessuno mi crede, ma io conosco la verità, e ciò mi basta!”
L’umana figura misteriosa, rilasciò un cane smembrato e legato.
“Questo è tutto opera della vostra casta!”,
urlava il vecchio dalla sua abitazione.
Passarono mesi, passarono anni.
Fu così la fine dell’ultima nazione,
della quale noi, dobbiamo pagare i danni.
***
“Sbagliando non s’impara ma ci si vizia.”

sabato 30 gennaio 2016

BESTIE PURE -dialogo inconsueto-

Dialogo inconsueto

Oh! Amico mio, per quanto a lungo ti cerco, in mezzo alla
marmaglia, mai riconoscerò il tuo andamento, seppure ti vuoi
far riconoscere!
Quante serate spese seduti sulla sedia della confessione,
nascondendoci in un bicchiere di amaro svago? Quante, amico
mio?
Ricordo bene i dialoghi, le movenze strane, che fungevano da
sfondo ai nostri pensieri.
Il momento in cui, pervasi d’euforia, ci evolvevamo in bestie.
Ricordi?
Non tutto ascoltavo dei tuoi racconti. Il succo, è ciò che sempre
mi ha interessato e credo, in gran parte, d’averlo compreso, ai
tempi.
Ora il momento è cambiato, e stiamo salendo pericolose scale
chiamate “responsabilità”.
Così le definiscono gli uomini, te lo giuro!
Pretendono che queste ci levino il gusto di vivere o di parlare.
Ricordi che parlavamo anche di questo? Di quanto ci appariva
ridicolo?
Ogni gradino da salire è solo una rinuncia in più.
Cosa guadagniamo in tutto ciò?
Ah! Belli i tempi quando ci era concesso peccare!
Ma parlami di te ora, mio caro amico, cosa hai concluso nella
vita?
Hai una ragazza? Oh, bene amico mio, son contento per te!
Come? Ti sei preso una nuova automobile?
Oh, bene amico mio, son contento per te!
A si? Cerchi una casa ora? Ah, non puoi? Perché? Dici che vuoi
prima farti un viaggetto con la famiglia di lei? Ah, ho capito,
non vuoi ma DEVI?
Oh, bene amico mio, son contento per te!
Io? Che ho concluso io? Sto fissando le scale e probabilmente
prenderò una casa al pianterreno.

***
“Ho orrore dei miei vestiti. Mi danno un aria goffa, l’inverso di
ciò che sono.
Armatevi di maledizioni e venitemi a trovare! Mietete i miei
pregi e rendetemi come voi, finto!”
Questa era la confessione del Padre Eterno di fronte alle sue
creature.
Il popolo, inconsapevole, realizza il suo desiderio.
Simile ad un rapporto d’amicizia, l’Eterno ed il Mortale, si
tengono per mano durante la loro ultima cena. Unica mano
visibile è quella che stringe l’altra. Entrambi ne hanno una
nascosta dietro la schiena, con le dita incrociate, mentre
attendono il cibo, sperando di non farsi beccare mentre
imbrogliano sul conto finale da pagare.
La cena è a base di pentimenti e colpe, blasfemie e
santificazioni, odio e sopportazione, ed il creatore delle pietanze
è mitemente nascosto in loro.
“Che pietanze pesanti, mio caro!”
“Di chi sarà la colpa?”
Ed in coro concludevano:
“Io sono vestito a tua immagine e somiglianza!”
***

venerdì 22 gennaio 2016

BESTIE PURE -prefazione-

A tutti coloro che mi odiano.


Prefazione

Mi son vestito del mio mito. Inebriato dalle fantasticherie della mia follia, vagavo in maniera eccentrica, tra le macerie di una città che si definiva capitale.
Come una piccola scintilla di fuoco appena nata, incominciai a coinvolgere tutto ciò che mi era attorno, trasportando l’intera vita, in un tunnel di aspirazioni divine.
Facendo a gara con il mio delirio, mi presi gioco della salute, col solo obiettivo, di distaccare ogni senso ed innalzare la mia anima.
Mi armai contro le tradizioni e le mediocrità locali.
A volte, venni scambiato per un vandalo, ma gli interessi terreni non mi appartenevano più.
Solo il divino m’incuriosiva, attirando la mia attenzione.
Luce, insensibilità, visioni, a voi mi concedo e a voi domando la mia salvezza!
L’uomo può diventare Dio!
Coi giusti mezzi iniziai la danza più mistica che una persona possa creare.
Oh! Corpo continua a smaterializzarti sotto la mia insania!
Tormenti e dannazione, non intaccate più ormai la mia energia!
Diventai un tutt’uno con la pazzia, credo che a volte mi ci si poteva scambiare per essa.
Una tribù di “fedeli pensanti” si creò intorno a me. Passai giornate intere ad amoreggiare e a danzare con loro. Procreammo pura degenerazione. Alimentammo il seme.
Come un violento nubifragio, svegliammo i morti che abitavano nella capitale.
Di notte, divenimmo i sogni dei disperati.
Fummo incubi per i vinti.
La nostra mente si distaccò dal corpo. Non parlavamo più la nostra madre lingua, spaventavamo le figure indistinte ed il nostro potere si alimentava sempre più.

martedì 19 gennaio 2016

BATTITO DI MANI -il mio primo romanzo breve-

In questi giorni è uscito il mio primo romanzo breve dal titolo BATTITO DI MANI. Se volete lo potete acquistare a questo link: http://www.lulu.com/shop/stefano-ragazzo/battito-di-mani/paperback/product-22469376.html

Sulla pagina facebook mia, ovvero quella de Il poeta Stefano Ragazzo ho aperto da poco un evento (dalla durata di 2 settimane, ovvero fino al 31 gennaio), dove potete richiedere direttamente a me il romanzo. Sarà spedito, con dedica a soli 7 euro (quasi 2 euro in meno del prezzo di copertina).

Vi riporto il testo dell'evento:

"Come avete potuto vedere in questi giorni è uscito il mio primo romanzo breve dal titolo BATTITO DI MANI. In questo evento potete lasciare un commento per prenotarvi una copia, il costo è di 7 euro tutto incluso, ovvero spedizione (se siete fuori Torino) ed ovviamente la dedica. Quindi, che aspettate? Commentate ed invitate i vostri amici! 
Info:
La trama del libro è piuttosto semplice, ma i suoi sviluppi sono molto inaspettati. L'input principale è: fin dove si può spingere un uomo annoiato? Un uomo che non prova più simpatia per le persone che lo circondano?
Info numero 2:
I tempi di spedizione saranno un pò lunghi, contate un mese da quando gli avrò prenotati.
Se avete domande sono qui ;) Grazie a tutti voi!"